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Per la prima volta nella storia della Repubblica, il prossimo 17 aprile gli elettori italiani saranno chiamati a votare a un referendum richiesto dalle regioni, invece che – come di solito avviene – tramite una raccolta di firme. Si tratta del cosiddetto referendum "No-Triv": una consultazione per decidere se vietare il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana.

Cosa vuole cambiare il referendum

Nel referendum si chiede agli italiani se vogliono abrogare la parte di una legge che permette a chi ha ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio da piattaforme offshore entro 12 miglia dalla costa di rinnovare la concessione fino all'esaurimento del giacimento. Il comma 17 del decreto legislativo 152 stabilisce che sono vietate le «attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi» entro le 12 miglia marine delle acque nazionali italiane. La legge stabilisce che gli impianti che esistono entro questa fascia possono continuare la loro attività fino alla data di scadenza della concessione, che su richiesta può essere prorogata fino all'esaurimento del giacimento.

Di fatto il quesito si può semplificare nella seguente domanda:
Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c'è ancora gas o petrolio?"

Ad oggi si trivella fino a quando c'è gas o petrolio, anche se la concessione è in realtà scaduta.
Per quanto riguarda le concessioni in acque territoriali italiane, cioè entro le 12 miglia dalla costa (21 sul totale di 66), votando SI, si chiede di sospendere le attività di estrazione alla scadenza formale dell'autorizzazione. Votando NO si manifesta la volontà di mantenere la normativa esistente.

Inutile sottolineare il valore prevalentemente "politico" del quesito, che potrebbe influenzare le scelte energetiche del nostro paese, privilegiando quindi le fonti tradizionali oppure quelle rinnovabili.

Il referendum popolare è valido solo se raggiunge il quorum, cioè se va a votare il 50 per cento più uno degli aventi diritto, secondo quanto previsto dalla Costituzione.

Le ragioni di chi è favore del Sì

  • allontanare rischi ambientali e sanitari (cfr. l'incidente nel Golfo del Messico nel 2010)
  • danni al turismo e agli ecosistemi in generale
  • dare al governo un segnale contrario all'ulteriore utilizzo dei combustibili fossili.

Le ragioni di chi è a favore del No

  • continuare l'estrazione di gas e petrolio offshore è un modo sicuro di limitare l'inquinamento: l'Italia estrae sul suo territorio circa il 10 per cento del gas e del petrolio che utilizza, e questa produzione ha evitato il transito per i porti italiani di centinaia di petroliere negli ultimi anni.
  • ricadute positive sull'occupazione (nella provincia di Ravenna il settore dell'offshore impiega direttamente o indirettamente quasi settemila persone).
  • Non è la strada giusta per chiedere al governo maggiori investimenti nelle energie rinnovabili
  • l'accusa alle regioni di condurre una propria campagna autonomista come reazione alle ultime iniziative del governo volte a ridurre il loro potere decisionale.